Questo argomento non è per me nuovo: ho provato a diffondere il mio pensiero lo scorso anno, riportando un episodio vero, suscitando molta curiosità. Non ci sono stati altri casi, ma io insisto; racconto di nuovo l’accaduto e ti invito a riflettere.
A volte rimaniamo rinchiusi nello stereotipo di ciò che assolutamente non si può fare: quelle cose per le quali ti senti chiedere “sei impazzito?” Eppure… abbiamo importato dagli Stati Uniti Halloween, il rito simbolico del matrimonio in un giardino sotto ad un arco di fiori, le Donuts…E’ arrivato anche Starbucks nella patria del caffè (e non venitemi a dire che è troppo caro: lì il caffè te lo bevi, perchè ti vuoi prendere una coccola e magari un dolcetto ipercalorico, mica per farti della dose di caffeina quotidiana).

Certi amori non sono eterni e ci sono coppie che comprendono quando è il momento di salutarsi, lo fanno con sofferenza, certo, ma sapendo che arriveranno giorni nuovamente felici.

Questa è la storia di una coppia. E di un addio, che in realtà è un “ciao”.

Se fosse libro, sarebbe “Le lune di Giove” di Alice Munro.

“ C’è un limite alla quantità di sofferenze e di scombussolamento che si è disposti a sopportare in nome dell’amore, come c’è un limite al disordine che siamo disposti ad accettare in una casa. Non si può conoscere in anticipo, ma quando lo raggiungi, te ne accorgi. Ne sono convinta. Quando cominci veramente a lasciar perdere, succede così. Ti parte dentro una fitta di dolore segreta, inaspettata. E subito dopo, un senso di leggerezza. Vale la pena rifletterci, sulla leggerezza. Non si tratta solo di sollievo. Contiene una forma strana di piacere, niente a che fare con masochismo o vendetta, niente di personale, insomma. E’ il piacere spontaneo di quando si constata che il progetto non corrisponde più alla struttura, che l’edificio non può stare su; è il piacere di riconsiderare dal principio tutto ciò che esiste di contraddittorio, persistente e irriducibile nella vita.”

E, se fosse canzone, sarebbe “Canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De Andrè. Testo pazzesco, in cui lui si rivolge a lei chiamandola ancora “amore”, nonostante la loro rosa sia appassita (ascoltala qui, se ti va).

Nel caso delle coppia che ho conosciuto, il finale è una festa tra amici, per annunciare ufficialmente la separazione. Io ho realizzato il cadeau che hanno donato alle persone care.

Sto dicendo che realizzo bomboniere per il divorzio, che sono un modo per confidare agli altri quale strada si sta prendendo, così da poterlo raccontare di persona, senza che chiacchiere false e infondate inizino a trotterellare troppo velocemente.

Sicura di non volerci pensare?