#unlibroalmese: Napoli Mon Amour

#unlibroalmese: Napoli Mon Amour

Continua la rubrica #unlibroalmese a cura di Alice Piscitelli. Il libro di dicembre è Napoli mon amour di Alessio Forgione.

Amoresano, nato per volere di Dio a Napoli e per eredità paterna con il cognome di una marca di preservativi, ha 30 anni ed è disperato. Con un passato da marinaio alle spalle, si muove sulla terra ferma con la calma del mare piatto, pur avendo il cuore in tempesta. Nella vita beve solo Peroni grandi e manda curriculum. Scrive racconti e conta ossessivamente i soldi che gli restano. Si innamora e sa che non se lo può permettere.

Sullo sfondo di una Napoli senza sole, la storia di un 30enne diventa quella di un’intera generazione che continua a chiedersi se è ridotta così per colpa sua o per quella degli altri. Costretta ad aspettare l’onomastico per avere il diritto di chiedere in regalo al nonno parte della pensione, a molti di noi piacerebbe emigrare, se avessimo i soldi per comprare il biglietto o poterci permettere di vivere a Londra prima di imparare l’inglese e ottenere un lavoro. Così Amoresano diventa Rossi, Esposito, Ferrari. Così Napoli diventa Palermo, l’Aquila, Campobasso. Così la disperazione diventa collettiva e la preoccupazione generazionale.

Napoli mon amour di Alessio Forgione è un libro dai tanti aggettivi insieme. Ma il primo, tra tutti quelli a cui posso pensare, è “necessario”: un’opera sincera e priva di consolazione che parte, e torna, al mare. Via di fuga per altri mondi.

Consigli di lettura: ti presento Alice

Consigli di lettura: ti presento Alice

Credo sia perchè un tempo leggevo e mi piaceva. Trovavo la lettura una compagnia irrinunciabile e rilassante. A volte l’ho detestata per colpa di qualche libro scritto male o figlio di una storia poco avvincente. L’ho detestata perchè io quel libro tanto deludente lo volevo comunque finire.
Masochismo?
Senso del dovere?
Chi lo sa.
Lo finivo e poco dopo trascorrevo molto tempo in libreria, sperando di non ricadere in un errore simile.

Credo sia perchè ora non ho tempo di leggere, o meglio: lo avrei, ma capita che mi addormenti sul divano o che mi metta a fare ricerche di nuovi materiali o a sistemare scartoffie.

Quindi ho sempre pensato che sarebbe davvero splendido poter ricevere consigli su “cosa leggere”.
Ogni quanto?
Una volta al mese, rispondo egoisticamente, perchè, personalmente non riesco a concedermi più di un libro al mese.

Insomma…sto per realizzare uno dei miei progetti: aprire il mese – ogni giorno dell’anno che abbia come data 1 – con un consiglio di lettura.
Non l’ho mai fatto, perchè ero e sono più che certa di non essere all’altezza, ma aspettavo pazientemente d’incontrare la persona giusta.

Ancora una volta mi è venuto in aiuto Instagram, ancora una volta non ricordo come, ma ricordo perfettamente che quando ho scoperto LEI, Alice (su Instagram la trovate come @inaltoasinistra) l’ho contattata immediatamente.

Era il primo giorno della mia pausa estiva ed ecco il messaggio che le ho scritto:

Ciao Alice! Sono una fioraia di Bergamo. Sono chiusa da ieri (per le vacanze) e ora mi trovo comunque in negozio, perchè mio marito ha pensato bene di farsi spedire qui un pacco di Amazon. Mentre aspetto, cazzeggio su Instagram e sono capitata sul tuo profilo. Essendo molto amante della lettura, da tempo sogno di fare un post al mese con l’immagine di un libro con ambientazione floreale e una recensione nella didascalia…una sorta di “consiglio di lettura”. Stavo cercando la persona giusta che potesse aiutarmi in questa idea, che poi è un piccolo sogno. Potresti essere tu? Ti lascerei carta bianca…blablabla-

Ecco…se sto scrivendo questo post è perchè Alice ha accettato con il mio stesso entusiasmo.
L’ho invitata a passare in negozio, ci siamo conosciute e molto piaciute.
Quindi dal 1 Novembre troverai i suoi consigli su Instagram, su Facebook e una versione più dettagliata qui sul sito.

Ora dovrei raccontarti qualcosa di lei, giusto? Ma mi sembrava carino lo facesse lei stessa, visto che scrive molto meglio di me.

Eccola, la “mia”Alice:

Nata in un piccolo presepe campano, mi trasferisco prima a Napoli e poi a Milano per inseguire sogni giovanili.
Tra un’intossicazione alimentare e un corso di sopravvivenza per gente distratta, riesco straordinariamente ad arrivare illesa ai 28 anni. Li compio a Bergamo, dove vivo con un paziente e comprensivo Mr. Emme.
Con una laurea in Editoria e una patologica fissazione per lo Storytelling, oggi mi occupo di Comunicazione. Passo il tempo dedicato alla #vidaloca leggendo, studiando e sparandomi in endovena serie Netflix in una sola notte. Come si può intuire, la mia vita si riduce ad un’unica ossessione: le storie (se riguardano una tragica storia famigliare da 200 personaggi, è meglio).

La quinta stagione: aspettando il Natale

La quinta stagione: aspettando il Natale

Lenta, calda, avvolgente, all’inizio malinconica e, infine, frenetica. La quinta stagione esiste solo per un determinato tipo di persone: quelle che hanno una spiccata passione per il Natale.

Io sono tra queste e continuerò a scrivere usando il “noi”.

La quinta stagione ha inizio con la fine delle vacanze estive e l’arrivo di Settembre. Dapprima ci sentiamo malinconici, ma sappiamo che dobbiamo andare avanti, che le belle giornate stanno per concludersi e, se nella mente ci sfiora il pensiero del Natale, ci sentiamo felicissimi.

Se stai pensando che la quinta stagione e l’autunno coincidano, significa che non fai parte delle persone di cui parlavo all’inizio. No no!

L’autunno è il tepore dei primi maglioni, la magia di vedere la luce dentro casa quando si torna la sera, la voglia di cucinare, di accendere il forno, d’impiattare coi colori meravigliosi di questo periodo, di andare al cinema, di svegliarsi sotto i primi piumoni leggerini, di sentire il bisogno della prima sciarpa dopo un pomeriggio con l’aria frizzantina in faccia.

La quinta stagione si fa accompagnare da tutto questo calore di colori, profumi, ma la sua essenza è l’attesa e va ben oltre il meteo e le ricorrenze tinte di arancio.
Noi stiamo aspettando che arrivi il Natale!
Stiamo pensando a quale tovaglia scegliere, a quali bicchieri utilizzare, a quali regali fare, a cosa chiedere a Santa Lucia (perchè a Bergamo è più attesa di Babbo Natale), stiamo sognando ad occhi aperti di scovare una pasticceria sconosciuta, che faccia un panettone da urlo.
E stiamo pensando agli addobbi.
E allora facciamo seccare fiori, raccogliamo pigne e bacche durante passeggiate in montagna, guardiamo fisso il calendario per capire quale potrebbe essere il fine settimana adatto ad una gita ai mercatini, andiamo alla ricerca di carte e nastri possibilmente di colori diversi dall’anno precedente, acquistiamo miscugli per caffè o tisane con un bel “christmas” messo davanti, che è un modo per capire che dentro ci saranno cannella e chiodi di garofano e sapremo che, magari non le berremo, ma abbiamo la certezza che il loro profumo in casa ci farà godere.
Sta arrivando il Natale…yeahhh…fanc*** se farà freddo, se pioverà tanto, se una nevicata ci bloccherà in mezzo al traffico: lui arriverà!

Io, nella mia piccola fioreria, aspetto TE che sei a conoscenza dell’esistenza della quinta stagione per realizzare tante decorazioni.
Man mano decideremo corsi e date. Se hai idee da suggerire scrivimele e…Buona attesa!

Crescere pollicini verdi: i bambini e la natura

Crescere pollicini verdi: i bambini e la natura

Sono una fioraia, ma sono soprattutto una mamma e i miei pensieri lungimiranti riguardano essenzialmente i miei bambini. Vorrei per loro un futuro rispettoso degli altri e dell’ambiente: in famiglia cerchiamo di cucinare utilizzando prodotti locali, c’impegniamo nella raccolta differenziata. Stiamo cercando di ridurre l’utilizzo della plastica, abituando i bambini alle borracce anziché alle bottigliette e utilizzando spazzolini da denti in bambù.
I bambini sono il futuro ed educarli è un nostro dovere. Non sto parlando di buone maniere: sto andando oltre. Crescere pollicini verdi significa abituare i bambini ad apprezzare la natura, a rispettarla, a capire da quali piante provengono le verdure che ci piacciono.

Avvicinarsi alla natura

Che si possieda un terrazzo o un giardino, i bambini possono aiutarci a rinvasare piante, a piantare primule, a curare l’innaffiatura costante, a coltivare piccole pianticelle da orto.
Vedere crescere gli ortaggi è molto importante: invoglia i piccolini a consumare più frutta e verdura e a comprendere che la pazienza è fondamentale. Perchè in natura non si possono accelerare i tempi: un pomodoro lo puoi raccogliere solo quando è rosso, altrimenti il tuo lavoro non è servito a niente. Saranno felicissimi di raccoglierli e questa gioia sarà dovuta anche al fatto che hanno saputo aspettare il momento giusto.

I miei bambini non tollerano i momenti di noia, ma ogni tanto mio papà permette loro di aiutarlo con il giardinaggio. Osservandoli, mi rendo conto che imparano ad apprezzare anche i piccoli gesti e a comprendere cosa significhi prendersi cura di qualcosa. Piantare l’insalata e vederla crescere in poco tempo è per loro una magia e li aiuta a crescere con orgoglio e autostima.

Non pensare che sia un’attività che possa intrattenerli solo con la bella stagione, anzi! L’arrivo del freddo fa comprendere loro che in autunno si raccolgono altri frutti, che l’estate è come una mamma che nutre i propri bimbi nella pancia: cachi, castagne, corbezzoli…
Sarebbe carino se in primavera gli mostrassimo la fioritura di tali piante e, in estate, i frutti acerbi.

Possiamo chiedergli un aiuto per proteggere le piante che non possono prendere freddo (e che non tollerano gli ambienti riscaldati) con plastica o TNT. O, ancora, possiamo insegnare loro a piantare bulbi, spiegando che la terra li cullerà fino al primo caldo, cioè fino al momento in cui spunteranno per fare belle mostra dei loro colori.

Magari da grandi non continueranno a curare le piante, perchè avranno sviluppato altri interessi, ma sono convinta che sporcarsi le mani con la terra sia una tappa fondamentale all’interno di un percorso educativo.

Festeggiamenti inconsueti

Festeggiamenti inconsueti

Questo argomento non è per me nuovo: ho provato a diffondere il mio pensiero lo scorso anno, riportando un episodio vero, suscitando molta curiosità. Non ci sono stati altri casi, ma io insisto; racconto di nuovo l’accaduto e ti invito a riflettere.
A volte rimaniamo rinchiusi nello stereotipo di ciò che assolutamente non si può fare: quelle cose per le quali ti senti chiedere “sei impazzito?” Eppure… abbiamo importato dagli Stati Uniti Halloween, il rito simbolico del matrimonio in un giardino sotto ad un arco di fiori, le Donuts…E’ arrivato anche Starbucks nella patria del caffè (e non venitemi a dire che è troppo caro: lì il caffè te lo bevi, perchè ti vuoi prendere una coccola e magari un dolcetto ipercalorico, mica per farti della dose di caffeina quotidiana).

Certi amori non sono eterni e ci sono coppie che comprendono quando è il momento di salutarsi, lo fanno con sofferenza, certo, ma sapendo che arriveranno giorni nuovamente felici.

Questa è la storia di una coppia. E di un addio, che in realtà è un “ciao”.

Se fosse libro, sarebbe “Le lune di Giove” di Alice Munro.

“ C’è un limite alla quantità di sofferenze e di scombussolamento che si è disposti a sopportare in nome dell’amore, come c’è un limite al disordine che siamo disposti ad accettare in una casa. Non si può conoscere in anticipo, ma quando lo raggiungi, te ne accorgi. Ne sono convinta. Quando cominci veramente a lasciar perdere, succede così. Ti parte dentro una fitta di dolore segreta, inaspettata. E subito dopo, un senso di leggerezza. Vale la pena rifletterci, sulla leggerezza. Non si tratta solo di sollievo. Contiene una forma strana di piacere, niente a che fare con masochismo o vendetta, niente di personale, insomma. E’ il piacere spontaneo di quando si constata che il progetto non corrisponde più alla struttura, che l’edificio non può stare su; è il piacere di riconsiderare dal principio tutto ciò che esiste di contraddittorio, persistente e irriducibile nella vita.”

E, se fosse canzone, sarebbe “Canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De Andrè. Testo pazzesco, in cui lui si rivolge a lei chiamandola ancora “amore”, nonostante la loro rosa sia appassita (ascoltala qui, se ti va).

Nel caso delle coppia che ho conosciuto, il finale è una festa tra amici, per annunciare ufficialmente la separazione. Io ho realizzato il cadeau che hanno donato alle persone care.

Sto dicendo che realizzo bomboniere per il divorzio, che sono un modo per confidare agli altri quale strada si sta prendendo, così da poterlo raccontare di persona, senza che chiacchiere false e infondate inizino a trotterellare troppo velocemente.

Sicura di non volerci pensare?